Tesi di diploma

Le tesi sono elencate con l’ordine alfabetico del cognome dell’autore. Per visualizzarne le pagine (documento pdf) cliccare sul titolo.

Stefano ALBERINI
Un pianeta inesplorato
Lo Psicodramma e il Playback Theatre nel coinvolgimento attivo dei giovani nella promozione e protezione della salute

Anno: 2014

Le prime righe del testo: Per chi si occupa di promozione e di protezione della salute, ma soprattutto di buone pratiche, quello che andrò a descrivere in questa tesi ha costituito una sfida particolarmente interessante, perché ha consentito di operare una selezione rispetto a ciò che erano gli obiettivi principali di una prevenzione universale e di restringere il campo su un target riguardante diversi contesti della popolazione giovanile: scolastico, sportivo, interculturale e dei gruppi informali.
Questo progetto, cominciato agli inizi degli anni 2000 con una mostra itinerante realizzata dalle scuole di secondo grado della provincia di Reggio Emilia sulle vie del fumo, ha dato vita ad una ricerca basata su un piano metodologico e su un’attenta pianificazione di interventi rivolti agli adolescenti e preadolescenti sugli stili di vita sani.

Elena AURELI
Una bicicletta senza rotelle
Esperienza di psicodramma con un gruppo di preadolescenti

Anno: 2007

Le prime righe del testo: Questa tesi nasce dall’esperienza di conduzione di un gruppo di preadolescenti, con modalità psicodrammatica, nell’ambito di un progetto realizzato da una cooperativa sociale. Per me, che da sempre lavoro con i bambini e i ragazzi, è stata la prima esperienza di conduzione di un gruppo di psicodramma e per giunta con preadolescenti. L’esperienza è stata sorprendente ed emotivamente preziosa per me e i giovani Io Ausiliari e incredibilmente trasformativa per i ragazzi. Rimangono vivide, in noi adulti del gruppo, le immagini della trasformazione scoperta in ognuno dei ragazzi, e le emozioni provate per ogni loro piccolo passo avanti…

Raffaella BALESTRIERI
Dal gruppo psicoeducativo al gruppo di supporto
L’esperienza dei figli dei malati Alzheimer

Anno: 2009

Le prime righe del testo: L’insorgenza di una malattia cronica è un evento che altera precedenti equilibri organici, psicologici e sociali e richiede al paziente stesso uno sforzo interno per integrare la malattia in un nuovo assetto psicofisico.
È stato sostenuto che una patologia cronica, qualunque essa sia, a causa della sua natura irreversibile, è sempre vissuta come una perdita, che per il paziente può significare una perdita della propria completezza e può compromettere l’autostima e l’identità personale. il soggetto affetto da una patologia cronica ha la necessità infatti di divenire egli stesso “esperto” della patologia e di ristrutturare la propria identità nel senso dell’ “essere malato” e non dell’ “avere una malattia”.
L’O.M.S ha definito la gestione della malattia cronica come la sfida del ventunesimo secolo per coloro che si occupano di salute…

Luciana BASILICÒ
I miei viaggi a Tirana
La mia esperienza come Io-Ausiliario Professionista all’interno di gruppi di sostegno di Psicodramma per donne abusate o vittime di tratta

Anno: 2014

Le prime righe del testo: Decidere di studiare e specializzarmi in Psicoterapia Psicodrammatica si è rivelata negli anni la scelta migliore che abbia mai maturato in merito ai miei percorsi di formazione.
Non ho amato l’Università, pochi gli insegnamenti che hanno sedimentato conoscenze per me utili nel tempo, ancor meno numerosi i docenti che ricordo con stima e partecipazione umana.
Frequentare i corsi della Scuola di Specialità è stato invece come vivere e assaporare un graduale stato di innamoramento, uno slancio attrattivo iniziale che si è articolato nel tempo svelando le sue prerogative iniziali: ho amato da subito il metodo e le teorie, e oggi stimo la quasi totalità dei docenti che ho incontrato strada facendo, e percorro il ricordo dei miei compagni di studi con gratitudine e velata commozione.
Questo lavoro di tesi è dedicato a un’esperienza ben precisa che si è scandita all’interno del mio percorso formativo presso la Scuola di Psicodramma Classico: le maratone a Tirana in veste di Io Ausiliario professionista all’interno del Progetto Empower-Daphne III.

Simona BENINI
Psicodramma e orientamento
L’esperienza di un gruppo di studenti universitari, durante un percorso di analisi delle competenze e orientamento al tirocinio

Anno: 2013

Le prime righe del testo: Questo progetto nasce dal desiderio di introdurre la modalità del lavoro di gruppo con tecniche e metodi psicodrammatici e sociodrammatici all’interno del mio nuovo contesto lavorativo: da aprile 2012 opero, infatti, come consulente di orientamento presso il Settore Orientamento e Placement dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna.
In secondo luogo, dopo quattro anni di partecipazione alle esperienze pratiche guidate (EPG), di conduzioni, di auto osservazioni, supervisioni ed esami, mi trovo a concludere, o perlomeno a mettere un primo importante tassello, nella mia formazione da psicodrammatista.
È quindi giunto il momento di produrre un elaborato scritto che, oltre a creare quella che Moreno definiva una “conserva culturale”, mi auguro possa essere il mio personale inizio per ulteriori progetti che vedano l’orientamento servirsi delle tecniche, della metodologia e dell’approccio psicodrammatici per facilitare il processo di auto orientamento delle persone.

Anna BOERI
Autobiografia educativa e matrice di gruppo

Anno: 2006

Le prime righe del testo: Viene presentata una esperienza quinquennale di formazione al conflitto, nell’ambito di un corso annuale di specializzazione del CPP (Centro Psico-Pedagogico per la Pace e la Gestione dei Conflitti) di Piacenza, che vede una compresenza dello psicodramma moreniano e delle tecniche di autobiografia educativa.
In particolare l’analisi del metodo autobiografico-formativo consente di scoprire la forte potenzialità della memoria individuale nella costruzione del setting psicodrammatico.
Il gruppo di psicodramma si alimenta dei vissuti autobiografici attivandoli nello scambio intersoggettivo e restituendo all’individuo il significato condiviso dei suoi ricordi, creando una filigrana comune di co-conscio e di co-inconscio.
Attraverso l’uso della funzione del doppio in intervista autobiografica, della messa in azione delle foto dell’infanzia e degli episodi di conflittualità educativa, i partecipanti vengono aiutati a connettersi con le loro modalità interne di gestione dei conflitti.
L’obiettivo è quello di aiutarli a vivere positivamente il conflitto, per sé e per gli altri, nella consapevolezza delle valenze emotive e autobiografiche dello stesso…

Anna BOGLIOLO
Il direttore occulto
Dirigere “senza” il direttore

Anno: 2013

Le prime righe del testo: Si è presentata l’occasione di portare lo psicodramma nel mio gruppo di appartenenza. Come fare? Chiamare un amico psicodrammatista, delegando quello che per fiducia e scelta è stato richiesto a me, o immaginare una strada alternativa?
Ma, soprattutto, in questo contesto (di cui dirò specificatamente), un intervento “esterno” darebbe ai partecipanti la percezione di un gruppo terapeutico, negativamente inteso? E il conduttore stesso sarebbe percepito come un “giudice” oltre che un terapeuta (dato emerso poi dalle considerazioni di un partecipante che va a confermare la mia primordiale intuizione)?
Pertanto decido di accettare di assumere in prima persona la conduzione dell’ attività ma, essendo io parte sia del gruppo organizzatore sia del nucleo di persone che negli anni ha condiviso l’esperienza formativa, sento la necessità di trovare un’adeguata collocazione e, soprattutto, un ruolo sostenibilmente praticabile. Inoltre sarà presente mio marito, membro anch’egli del gruppo.
È iniziata così la mia avventura di direttore di psicodramma, assecondando quella natura che da sempre mi ha indotto a vedere le mie realtà di vita come il luogo principe di trasformazione, lo spazio in cui sperimentare le idee migliori, quelle che possono far stare meglio e vivere meglio; sia esso il contesto della famiglia, della scuola, della parrocchia o di un gruppo di impegno politico.

Francesca Flora BONALI
Io, e te, e gli altri
Esperienza psicodrammatica con coppie

Anno: 2012

Le prime righe del testo: L’oggetto di questa tesi riguarda l’utilizzo dello psicodramma in un gruppo a termine composto da sei coppie.
Tale esperienza nasce dalla collaborazione in qualità di psicologa con un’Associazione di Promozione Sociale; l’associazione si occupa di problematiche connesse alle separazioni coniugali e alla mediazione familiare, offre una serie di servizi stabili ai propri associati e da qualche anno, al fine di aumentare la propria offerta sui territori di riferimento, partecipa ai Bandi della Regione Lombardia promossi dalla Legge regionale 23/99 volta al sostegno delle famiglie nelle sue varie espressioni di criticità.

Franca BONATO
Gioco psicodrammatico e ritardo mentale

Anno: 2001

Le prime righe del testo: All’inizio del mio percorso psicodrammatico credo di avere avuto la percezione di ciò che per tutta la mia esistenza mi ha contraddistinto: la capacità di giocare o meglio la capacità di creare un’illusione condivisa, fittizia, ma emotivamente molto reale, che mi ha dapprima accostata al teatro e, in un secondo momento, allo psicodramma.
Quando un attore è presente su di un palcoscenico vi è in lui la chiara consapevolezza di stare realizzando un’esperienza illusoria che condivide con chi gli sta di fronte: essa ha la stessa natura della condivisione emotiva che vede protagonisti i bambini fin dalla più tenera età, quando sono assorti nei loro giochi…

Alessandra BRUNO
Analisi di un’esperienza di psicoterapia psicodrammatica con un gruppo di pazienti diabetici

Anno: 2008

Le prime righe del testo: Negli ultimi decenni si è rilevata sempre più all’interno delle istituzioni socio-sanitarie un’area di bisogno di assistenza, fino ad ora riservata principalmente ad un ambito familiare e privato, che richiede non più solo competenza nella cura del corpo malato ma coinvolgimento emotivo nella presa in carico della persona sofferente, impegnando gli operatori sanitari verso una rinnovata visione della malattia, nelle sue complesse valenze biologiche, psicologiche e sociali e, di conseguenza, verso una complessificata offerta delle prestazioni terapeutiche.
Emerge dunque un bisogno specifico di condivisione e di ascolto di chi si ammala della propria sofferenza, così come emerge sempre più frequentemente la richiesta di aiuto di gruppi di operatori sanitari, soprattutto se impegnati in aree ad alta tensione emotiva…

Eliana CARDONE
In carcere, nello sguardo dei condannati
Esperienza psicodrammatica presso una Casa Circondariale

Anno: 2008

Le prime righe del testo: L’esperienza di cui tratterò si colloca all’interno di un progetto, “Liberi di essere genitori”, al quale ho partecipato in qualità di conduttrice di un gruppo di detenuti presso una Casa Circondariale della Lombardia, grazie all’incontro con una compagna di gruppo che mi ha offerto la possibilità di fare questa importante esperienza, non solo professionale, ma anche umana. Il progetto rientra nella legge regionale 23/99, relativa alle politiche regionali per la famiglia, volta a promuovere iniziative di sensibilizzazione e formazione al servizio delle famiglie, riguardo ai loro compiti sociali e educativi. In questo caso il progetto ha avuto come finalità l’attivazione di percorsi pedagogici e psicologici, volti ad elaborare i vissuti familiari ed a sostenere la genitorialità in carcere, con l’utilizzo dello psicodramma; questo poiché il percorso penale di un genitore costituisce un evento critico nei confronti dell’intera famiglia: pertanto un intervento mirato può tutelare il diritto dei figli alla continuità dei legami affettivi e consentire ai genitori il diritto/dovere di esprimere il ruolo e le responsabilità di padre o madre, seppure con i limiti della situazione personale…

Renzo COMIN
Trauma, dissociazione, psicodramma
Psicoterapia psicodrammatica con il “bambino interiore”

Anno: 2009

Le prime righe del testo: Parlando di trauma (trayma = ferita che trapassa il corpo, come effetto di una trafittura di lancia, lacerazione) si fa distinzione in letteratura tra esperienza o evento traumatico, manifestazioni e reazioni psichiche all’evento traumatico, quadri sintomatici, fattori traumatici o stressor; in particolare, in autori che considerano le patologie associate al trauma in termini evolutivi- relazionali o in autori che adottano un modello analitico relazionale, il trauma è associato molto spesso alla dissociazione.
L’esperienza traumatica si riferisce generalmente alla sopraffazione subita, all’insieme di vissuti dolorosi non mentalizzabili e alle emozioni angoscianti e non tollerabili che accompagnano l’evento traumatico con conseguente disorganizzazione e mancata regolazione del sistema psicobiologico della persona (trauma psicologico). Tra i fattori associati alle esperienza traumatiche (stressor) si individuano:
a) l’evento stressante di natura violenta (morte, lesioni, minacce alla integrità fisica o psicologica);
b) microtraumi relazionali risalenti alle prime fasi dello sviluppo emotivo ripetuti nel tempo…..

Ferdinando CRINI
Parola come azione
Affinità e differenze tra dialogo drammaturgico e dialogo psicodrammatico

Anno: 2014

Le prime righe del testo: Le parole conducono ai fatti, preparano l’anima, la rendono pronta, e la portano alla tenerezza (S. Teresa D’Avila)
Ho trovato questa citazione in un piccolo testo di Raymond Carver che raccoglie suoi scritti e conferenze dedicati alla scrittura. M’è sembrata subito racchiudere l’essenza di ciò che è la parola per me, nei due ambiti in cui essa mi è più vicina: la psicoterapia e il teatro.
Il trait d’union tra queste due discipline umanistiche è stato, nel mio percorso personale e professionale, lo psicodramma. All’incontro con Giovanni Boria, Paola De Leonardis, Gigi Dotti e altri validissimi insegnanti della Scuola di Psicodramma Classico di Milano debbo non solo una formazione professionale qualificata ma, anche, uno straordinario periodo di crescita personale e l’ ”apertura” creativa verso la scrittura drammaturgica.
Da queste premesse personali e professionali è derivata la scelta di affrontare un argomento che esplorasse queste due “anime”, le loro affinità, le loro differenze.

Giorgio DURANTE
Dio e il suo doppio
L’influenza della religiosità nell’azione e nel pensiero di Jacob Levy Moreno

Anno: 1998

Le prime righe del testo: Ormai da alcuni anni la letteratura e la ricerca stanno cercando di uscire dalle presunte ristrettezze di una “biografia psicodrammatica” intorno alla vita di Jacob Levy Moreno, per pervenire, finalmente, ai sicuri e scientifici orizzonti di una “biografia storicamente analitica” (Moreno, 1964, pag. 7). La pubblicazione dell’Autobiografia (Moreno, 1989) e gli studi condotti dal professor René Marineau (1989 e 1989a) hanno permesso di maturare un approccio più meditato e approfondito nella ricerca e nella riflessione su un uomo difficilmente classificabile. Moreno risulta essere assolutamente e sempre fuori da tutti i cori, ma a tal punto geniale che, oggi, è ben difficile prescindere dalle sue intuizioni e dalla sua influenza. Eppure ancora in questi anni, accostandosi al contributo di questo grande personaggio, ci si imbatte nella strana difficoltà di non riuscire facilmente ad individuare l’essenza intima e le influenze più decisive delle sue originali elaborazioni…

Elena FABRIS
La prima volta
Lo psicodramma a sostegno di ruoli sociali nuovi

Anno: 2009

Le prime righe del testo:  A conclusione del percorso di formazione in direttore di psicodramma, e probabilmente in virtù dell’intensa esperienza di assunzione, gioco e creazione del ruolo di direttore di psicodramma, ho desiderato dedicare un tempo importante alla riflessione sul ruolo nell’ambito della metodologia psicodrammatica.
In particolare, il mio interesse professionale si è destato a proposito delle primissime fasi di espressione dei ruoli sociali, e in particolare dei ruoli professionali: la prima volta in cui un individuo si trovi a dare forma ad un ruolo per lui nuovo. In riferimento alla teoria moreniana di sviluppo dei ruoli, il mio interesse si concentra quindi sul momento della assunzione di ruoli nuovi (role taking), nello specifico contesto delle relazioni sociali e professionali…..

Sara FUMAGALLI
Percorso del gruppo e percorso del singolo
Fasi e processi terapeutici in un gruppo di psicodramma a termine

Anno: 2005

Le prime righe del testo: Questa tesi nasce dall’esperienza di conduzione di un gruppo di pazienti del Servizio di Psicologia presso l’Ospedale ‘S. Paolo’ di Milano, in cui è stato per me possibile concretizzare quanto maturato durante la formazione alla scuola di specializzazione in psicoterapia dello Studio di Psicodramma.
Il desiderio di rispondere in modo professionale sia ai colleghi ed ai tutor con cui ho potuto lavorare al ‘S. Paolo’, sia alle persone che prendevo in carico e che, entrando a far parte del gruppo, diventavano ‘miei pazienti’, mi ha condotto fin dall’inizio ad interrogarmi in modo generale sullo psicodramma* come psicoterapia.
Domandarsi in che senso ed in che modo lo psicodramma è una psicoterapia significa tuttavia affacciarsi su questioni di ampia portata, relative alla natura stessa della psicoterapia, al confronto con altri approcci teorici, alla possibilità di conoscere ed indagare gli accadimenti umani, alle quali le riflessioni raccolte in questo lavoro non possono che offrire un contributo molto modesto…

Luciano GAZZETTO
Lo psicodramma nell’ambito della formazione professionale
Resoconto di un’esperienza pluriennale nei corsi per operatori assistenziali di una provincia lombarda

Anno: 2013

Le prime righe del testo: Il presente elaborato costituisce una testimonianza e una riflessione sull’esperienza maturata nell’arco di 18 anni in un centro di formazione professionale dello IAL Lombardia con sede a Cremona.
Dopo aver descritto brevemente l’impresa sociale Ial, passo a presentare i corsi ASA e OSS, nei quali sono stato e sono tuttora impegnato in qualità di docente e coordinatore.
Mostro come lo psicodramma moreniano sia stato, per me, utile supporto all’attività formativa e affronto il concetto di competenza che nell’ultimo decennio ha trovato ampio spazio in ambito scolastico e formativo…

Marta GIACON
Parlare d’amore….
L’esperienza di due anni di psicodramma con un gruppo di donne malate di cancro

Anno: 2013

Le prime righe del testo:Vorrei parlare d’amore, in questa tesi di specializzazione. Parlarne per dare un senso a ciò che mi ha condotto fin qui, ma anche per raccontare, a partire dall’amore, l’esperienza di psicodramma oggetto di questa tesi.
Il lavoro che mi accingo a descrivere parla di due anni trascorsi con donne malate di cancro e seguite con il paradigma della terapia psicodrammatica. L’ambito di tale esperienza è stato, per il primo anno, l’espletamento del tirocinio della scuola di specializzazione in psicodramma del dott. Gianni Boria presso il Centro Oncologico Veneto (I.O.V.) di Padova, con la dott.ssa Capovilla Eleonora come mio tutor. Successivamente il gruppo ha continuato e continua ad esistere, indipendentemente da questo, su richiesta delle partecipanti. Quanto fosse stato il caso a farmi porre a questo Centro per malati di cancro la mia domanda di tirocinio e quanto abbia influito, nella costituzione di questo gruppo, l’essere stata da poco soggetto a mia volta di tale esperienza, non lo so dire. Il silenzio che “quella vicinanza” mi ha chiesto di tenere ha comportato comunque un lavoro attento, essendo consapevole che se da una parte potevo essere segno di speranza e di sicurezza perché clinicamente guarita, dall’altra avrei potuto essere vissuta come un direttore “ danneggiato” allo stesso modo e dunque simile nella fragilità.

Susanna GIORGI
La giostra dei colori
Esperienza di un gruppo di psicodramma all’interno dell’unità di Psicoterapia di un Centro di Salute Mentale

Anno: 2008

Le prime righe del testo: Intenzione del mio elaborato è quella di condividere il frutto di una sistematizzazione e riflessione su un’intensa esperienza che riguarda la conduzione di un gruppo di psicodramma all’interno di un’unità di psicoterapia di un Centro di Salute Mentale.
Scopo di questo elaborato è anche quello di mostrare come lo psicodramma classico possa venire utilizzato quale strumento di esplorazione del mondo interno e stimolo per lo sviluppo delle potenzialità espressive e delle risorse individuali nel contesto di un percorso di psicoterapia di gruppo all’interno di un centro di salute mentale…

Anna LAMO
Il laboratorio “io e la mamma”
La formazione alla relazionalità familiare attraverso lo psicodramma classico

Anno: 2009

Le prime righe del testo: Sono più di cinque anni che ripropongo, in contesti sociali (scuole, comuni ecc.), il laboratorio “Io e la Mamma”, ma è la prima volta che mi fermo a pensare in termini così strutturati al valore che tale esperienza può avere per i partecipanti, così come a ricercare gli elementi teorici che danno rilevanza alla pratica di questo laboratorio. L’idea è nata dopo un incontro tra me e una maestra di scuola nell’ufficio di un dirigente scolastico. La riflessione verteva sulla disamina dei fattori che potevano incidere sul potenziamento delle risorse dei bambini e come sul territorio locale potessimo avviare progetti per promuovere il benessere in primis del piccolo uomo, per arrivare poi all’intera comunità. Pensieri e discorsi di una certa rilevanza che necessitavano di azioni concrete. Entrambe ci trovammo concordi nel dare rilevanza alla possibilità che i bambini trascorressero del tempo “esclusivo” e di qualità con le figure di riferimento primarie. L’idea che stava nascendo in quel momento era quella di lavorare affinché genitori e figli vivessero un momento che li avvicinasse emotivamente e che “insegnasse” loro a stare insieme in maniera il più possibile armoniosa…

Paolo LANCIANI
La storia racconta
Esperienza di psicodramma in una Residenza Sanitaria Assistita

Anno: 2009

Le prime righe del testo: La ricerca sull’invecchiamento ha messo in luce come in età molto avanzata, la quarta età (gli over ottanta), sia sempre più difficile mettere in pratica il motto diffuso in gerontologia “aggiungi più vita ai tuoi anni, non più anni alla tua vita”. Lo sviluppo del benessere sociale e culturale ha portato ad un allungamento della vita sovradimensionato rispetto all’attuale potenziale genetico dell’essere umano. L’evoluzione delle potenzialità genetiche infatti ha tempi ben più lunghi rispetto a quella sociale. A questo si aggiunge che la biologia umana sembra interessata a salvaguardare l’organismo umano in un’ottica evoluzionistica legata alla facoltà di riprodursi dei giovani adulti. La fase dell’invecchiamento da un punto di vista biologico-evoluzionista ha poco significato. Per la nostra società sostenere e accompagnare il processo di senescenza degli anziani, sempre più dilatato, comporta una nuova sfida, se non altro in termini di tempi…..

Valeria MAGGIALI
Psicodramma, mindfulness e manutenzione conflittuale
Ritratto e respiro di un gruppo di formazione personale a cadenza trimestrale

Anno: 2013

Le prime righe del testo: Mi accompagna in questa tesi un’immagine, La danza di H. Matisse, a dire spontaneità, vitalità, verità, gruppo, nudità, vulnerabilità, casa, vita, corpo, gioia, dolore, conforto, confronto, lo stare e il perdersi, il ritrovarsi, lacrime e sorrisi, sguardi, coraggio, paura, vergogna, amore, desiderio, non giudizio, ascolto, voglia di essere sé, compassione e musicalità, il suono del respiro, la danza del cuore, i movimenti dell’anima e l’incontro.
Parole che risuonano in queste pagine, perché ciò di cui si fa esperienza nel teatro di psicodramma e nel gruppo di crescita personale di cui racconto: le radici, il suo svolgersi e alcune riflessioni sorte dall’essere onorata conduttrice di questo viaggio, dal titolo “La cura di sé attraverso il so-stare nel conflitto”. Grata perché l’incontro nella spontaneità dell’esperienza psicodrammatica è realmente onoratezza: neologismo che dice il privilegio di guardare il dispiegarsi dell’anima di qualcuno, godere della sorpresa e soffrire del dolore, con com-passione sentire la ricchezza di tutta l’esperienza umana.

Valentina MASCIA
Terra di confine con la psicoterapia
Riflessioni ed esperienze sulle peculiarità del lavoro terapeutico rispetto a quello formativo nei gruppi di bambini condotti psicodrammaticamente

Anno: 2009

Le prime righe del testo: Ho sempre svolto la mia attività di tirocinio lavorando con i bambini e in questi anni tante domande si sono via via fatte strada in me: dalle domande più generali legate al senso delle prese in carico di alcuni bambini e non dei loro genitori, ad altre più specifiche sul metodo psicodrammatico come forma di psicoterapia.
In particolare una tematica è sempre stata per me, persona e psicologa che ama la precisione, fonte di riflessioni e interrogativi: si tratta del rapporto, e più nello specifico del confine, tra la cosiddetta “promozione del benessere”, che caratterizza gli interventi etichettati come formativi (tendenzialmente realizzati nelle scuole, ma non solo) e la psicoterapia…

Davide MOTTA
Psico(tico)dramma
La “follia” dello psicodramma per uno psicodramma della follia

Anno: 2009

Le prime righe del testo: Sono fermamente convinto dell’importanza, per chiunque voglia diventare psicoterapeuta, dell’importanza di un lavoro di conoscenza di sé, di psicoterapia personale, di auto-osservazione, di disponibilità a mettersi in gioco. Supportato da più di una ricerca, mi sento sicuro di poter affermare che è l’individualità del terapeuta a far funzionare una psicoterapia, e non il metodo scelto; quest’ultimo, a mio parere, acquista di efficacia solo se ben si adatta alla personalità di chi lo utilizza: non è, di per sé, efficace o non efficace. In termini moreniani, potremmo affermare che vi deve essere un tele di attrazione tra lo psicoterapeuta e la teoria cui egli si appoggia per fare il proprio mestiere.
Coerentemente con questa idea, ritengo significativo iniziare la mia tesi di specializzazione con alcune parole su di me e sul mio percorso di formazione…..

Francesco MUZZARELLI
Da “lasciarsi andare” a “far accadere”
Il direttore di psicodramma classico e le sue prescrizioni di lavoro in actu e in situ

Anno: 2004

Le prime righe del testo: “Bisogna rompere i copioni! … Ricordatevi che dobbiamo giocare sull’inatteso! … La consegna deve essere chiara e semplice, molto relazionale e lasciare sempre in sospeso rispetto a ciò che accadrà dopo. … Ma che consegna lunga e complicata! Che significa? … Cosa possiamo dire/fare, adesso, per eccitare l’io-attore del protagonista? … Il direttore è una sorta di capocomico, stimola e struttura gli accadimenti e ne determina il colore emozionale. … L’uso della voce è importantissimo! Crea l’atmosfera e la magia dello psicodramma. Se no, pare una burla, un gioco e niente più!”
È nel Giugno del 1999 che sentii queste parole per la prima volta…

Maria OLLARI
La parola che conduce all’azione
Le consegne nello psicodramma classico moreniano

Anno: 2006

Le prime righe del testo: Ho scelto la scuola di psicodramma nello stesso modo con cui ho scelto le cose più importanti della mia vita: i valori della fede cristiana, l’amore, gli amici e il lavoro. Fondamentali sono stati l’incontro e il mio modo di percepire ciò che ritengo essenziale. In ogni primo incontro con questi pilastri della mia vita ho sentito compimento, e la scelta è avvenuta subito, il ragionamento dopo.
Così, in teatro, quando mi incontro con il protagonista o con il gruppo, sento ciò che devo fare; il realizzarlo, poi, ho bisogno di ragionamento. Imparare a ragionare sull’agire psicodrammatico significa apprendere ad utilizzare il sapere psicodrammatico.
Con questo lavoro cercherò di presentare alcune tracce della riflessione sul mio apprendimento, in modo che sia più chiara, anche per me, la strada che questa avventura di futura direttrice di psicodramma mi presenta…

Stefano PADOAN
La scena del sintomo: considerazioni su un’esperienza di psicoterapia psicodrammatica moreniana

Anno: 2008

Le prime righe del testo: Il tema di questa mia relazione riguarda alcune esperienze che ho vissuto nella mia recente e breve pratica clinica con lo psicodramma classico moreniano, esperienze che riguardano il gruppo privato di psicoterapia che, dalla fine del 2007 sino a maggio del 2008, ho condotto presso il mio studio. Per quanto l’attività con il gruppo, di cui descriverò alcuni momenti importanti per la mia formazione, sia tutt’ora in corso, ho scelto di presentare una sintesi delle osservazioni tratte da alcune delle sessioni condotte in questi mesi. Lo scopo è analizzare alcune dinamiche personali ed intersoggettive che mi sono sembrate rappresentare in modo molto efficace la traduzione concreta di alcuni dei principi teorici fondamentali della mia attività terapeutica come psicodrammatista…

Anna Rita PANETTA
“Ci hai fatto sentire delle persone…”
Esperienza di un gruppo di psicodramma con pazienti psichiatrici

Anno: 2009

Le prime righe del testo: E se cominciassi questa narrazione dalla fine? La tentazione e il coraggio di rompere gli schemi, i pregiudizi, la “conserva” come si direbbe in linguaggio psicodrammatico, costituiscono l’eredità più significativa che ho ricevuto dall’esperienza di due anni trascorsi con i pazienti che frequentano il Laboratorio L’Artificio di Pontasserchio (San Giuliano Terme in provincia di Pisa).
Pazienti perché in realtà hanno avuto nei miei confronti tanta pazienza, aspettando che mi liberassi pian piano di quei timori, di quelle insicurezze che l’avvicinarmi al mondo cosiddetto “psichiatrico” suscitavano in me…..

Daniela PEDROCCHI
Uno … due … tre … stella!
Esperienza di psicoterapia infantile con l’approccio psicodrammatico classico

Anno: 2005

Le prime righe del testo: Ho svolto i quattro anni di tirocinio di specializzazione in psicoterapia presso un’Azienda Sanitaria Locale, nel Consultorio Familiare. Durante questo periodo la mia attività principale è stata la partecipazione a gruppi di psicoterapia infantile condotti utilizzando l’approccio psicodrammatico classico. In questo arco di tempo il mio coinvolgimento e la mia autonomia sono aumentati in modo graduale e costante. Nel primo anno ho avuto il ruolo di io-ausliario e supportavo il terapeuta supervisore che aveva il ruolo di direttore; nel secondo anno sono diventata direttore di un gruppo di bambini mentre il terapeuta faceva da io-ausiliario ed aveva la possibilità di intervenire direttamente durante le sessioni dandomi suggerimenti e consigli. Nel terzo anno ho continuato nella conduzione ma senza la presenza del supervisore che però mi ha supportata nell’organizzazione e nella gestione degli aspetti formali. Nel quarto anno ho potuto gestire in completa autonomia tutti gli aspetti della terapia: presa in carico dei bambini, relazione con le famiglie, rapporti con i colleghi e le istituzioni coinvolte (comunità alloggio e scuole)…

Francesca PELIZZONI
L’Io-Ausiliario nel gruppo terapeutico e nell’apprendimento al ruolo di direttore

Anno: 2014

Le prime righe del testo: Partendo dall’esperienza di osservazione e partecipazione in qualità di io-ausiliario a un gruppo di psicoterapia condotto con metodo psicodrammatico, hanno lentamente preso forma le pagine di questa tesi. Le riflessioni nascono da ricerche bibliografiche che cercano di andare ad esaminare le varie sfaccettature di questo fondamentale componente dello psicodramma, fino a vederne le funzioni in un gruppo di psicoterapia espresso attraverso letture critiche di brani di protocolli di sessioni terapeutiche, concludendo con una riflessione rispetto all’utilità nel ricoprire questo ruolo nella formazione di direttore di psicodramma.

Antinea PEZZÈ
“Le formichine”
Psicodramma con i bambini: lente d’ingrandimento sulla tutela

Anno: 2009

Le prime righe del testo: In questi quattro anni ho svolto il mio tirocinio presso l’A.s.l. di Iseo seguendo, per i primi tre anni, dei gruppi di psicodramma con i bambini e con adolescenti come io-ausiliario e durante l’ultimo anno come conduttrice del gruppo dei piccoli (dai 6 ai 10 anni). In passato ho frequentato un corso di psicologia giuridica ed ho seguito per tre anni dei bambini della tutela come educatrice. Questo mi ha permesso di accumulare esperienza significativa in questo ambito e lavorare a livello terapeutico in gruppi nei quali erano presenti bambini provenienti proprio da questo ramo mi ha permesso di compensare ed arricchire ulteriormente queste mie conoscenze. Per questo motivo ho deciso di focalizzare la mia attenzione su quali sono le tecniche o comunque quali caratteristiche dello psicodramma meglio si adattano al lavoro con questo tipo di utenza. Premetto che i gruppi con cui ho lavorato non erano omogenei, ma erano composti sia da bambini provenienti dalla tutela (con genitori separati o divorziati, in affido, in comunità, abusati …), sia con bambini provenienti dall’area disabilità (con lievi ritardi, disturbi dell’apprendimento …)..

Silvia RE
Incontro al paziente
Strategie psicodrammatiche nella psicoterapia individuale

Anno: 2009

Le prime righe del testo: Sono capitano di un vascello.
Amo il mare e i suoi spazi infiniti. A lungo ho creduto che navigare fosse solo affrontare mari burrascosi; evitavo gli attracchi nei porti perchè mi lasciavano inquieta.
Ho viaggiato tanto e nelle giornate di bonaccia guardavo quel mare così calmo e non sapevo che fare se non accorgermi di avere smarrito la rotta. Allora ho iniziato a scrutare le carte e a studiare le tecniche di navigazione; ho scoperto che altri prima di me avevano solcato gli stessi mari e potevano insegnarmi ciò che loro avevano sperimentato. Sono rientrata in porto e mi sono data il tempo necessario per aggiustare le tante falle accumulate in tanti anni di navigazione solitaria e spesso sconsiderata.
Ho capito che la passione per la navigazione doveva passare attraverso l’esercizio della calma e della prudenza e che è il capitano a fare navigazione e non viceversa.
La passione per le avventure in mare non è diminuita ma oggi guardo al mare in bonaccia come un alleato prezioso a recuperare le energie ed affrontare, quando capitano, le tempeste.
Ora sento di avere la libertà e la leggerezza per poter mettere a posto le cose che ho studiato con quelle che ho sperimentato e per questo mi serve una scuola di navigazione. Non so se sono felice, come ho avventatamente affermato, perché non so se la felicità sia una meta.
È il navigare stesso che mi accende la passione e la curiosità per cose sempre nuove. E questo mi rende… tranquilla…

Irene RIVA
Come in un caleidoscopio:
dalla frammentazione all’integrazione

Anno: 2006

Le prime righe del testo: A distanza di un anno e mezzo dalla conclusione del mio percorso formativo come direttore di psicodramma mi trovo ora a salire, simbolicamente, sulla balconata. Nemmeno un metro sotto di me vedo tutti quei ruoli che ho assunto finora nella mia vita e che questo grande tappeto bianco ha saputo ospitare: ci sono l’Irene tedesca e quella italiana, l’Irene giurista e quella psicologa, l’Irene “privata” e quella “pubblica”, l’Irene compagna di gruppo e quella di direttore in erba. Ciascuno di essi mi evoca una serie di associazioni, di emozioni, di ricordi. E ora guardando dall’alto della balconata me li trovo lì e provo un grande affetto. Mi appartengono tutti, e mi rendo conto che ora non è solo il grande tappeto bianco a poterli contenere. Qualcuno dice: “Soliloquio!”, ed io inizio a lasciare spazio alle mie emozioni e ai miei pensieri. A voce alta. Così diventano più veri, perché condivisi…

Silvia RUGGIERI
Il popolamento della scena
Scelte del Direttore per l’attivazione del Protagonista

Anno: 2006

Le prime righe del testo: Quando mi sono ritrovata con il titolo di questo lavoro davanti agli occhi, il mio primo pensiero è stato: “Che banalità! È così ovvia l’importanza del popolamento della scena! Senza ioausiliari cosa vuoi fare!? Cosa mai potrò scrivere su una cosa così scontata?”.
Poi ho iniziato ad avere qualche dubbio riosservando delle mie “vecchie” conduzioni e confrontandole con altre, più recenti, dove alcune differenze mi sono apparse significative.
Ed è stato su queste differenze che mi sono focalizzata, con l’obiettivo di riflettere se una maggiore attenzione del Direttore a questo momento della scelta degli ioausiliari, potesse incidere favorevolmente sulla possibilità, per il Protagonista, di esplorare ruoli diversi.
E così (guarda caso!) da una risposta, che mi sembrava di avere, sono nate mille domande, non solo rivedendo le videoregistrazioni delle mie conduzioni di un Protagonista, ma anche durante le conduzioni fatte da miei compagni di formazione…

Anna SALZA
Libera-mente

Anno: 2009

Le prime righe del testo: La scelta del titolo mi è necessaria per affrontare questo scritto il più liberamente possibile, poiché cercherò di riprendere alcune delle ‘mie vecchie nozioni’ per procedere ad un confronto integrativo con il più recente studio psicodrammatico, potendo quindi parlare di psicodramma partendo anche da ‘altro’.
Partiamo da un inizio…
“Dovremmo anche indagare come e perché tutti gli uomini e le donne, se si sforzano di farlo, riescono a comprendersi a vicenda”
Victor Turner
La prima volta che lessi questa frase ero una ‘giovane teatrante’, e il mio interesse era rivolto alla comprensione dell’esperienza teatrale nella mia vita, ovvero in epoca contemporanea e in una cultura occidentale…

Luisa SCRIVANI
Lo sviluppo del pensiero
Un cammino dentro e intorno lo psicodramma classico

Anno: 2007

Le prime righe del testo: Nel 2002 ho iniziato un cammino psicopedagogico con A., un ragazzo con un ritardo mentale e con una serie di manifestazioni che apparivano attinenti dell’area dell’autismo o meglio DGS (Disturbo Generalizzato dello Sviluppo). A.S. a 12 anni, non sosteneva la relazione diretta, manifestava comportamenti ossessivi e rituali ed era caratterizzato da un pensiero «permeato di realismo». Eseguiva cioè esclusivamente le operazioni mentali correlate ad azioni ed oggetti concreti, senza trascendere spontaneamente dalla realtà esterna e vedere ciò che non è visibile direttamente come i simboli e i modelli matematici, le successioni e le serie, le categorie. Non poteva astrarre dalle situazioni scolastiche e di vita ciò che le caratterizza e le collega l’una all’altra. Risultava inoltre compromessa la sua capacità di muovere il pensiero dal presente al passato e al futuro, vicini e lontani che fossero, e quindi anche la possibilità di fare ipotesi e di ragionare sul possibile…

Alessandro TERZUOLO
Uno di tanti
Il gruppo c’è ma non si vede

Anno: 2013

Le prime righe del testo: Il punto di riflessione di questa tesi nasce da esperienza personale. Proprio per questo motivo c’è l’interesse a soffermarsi e problematizzare questo tipo di situazione.
Ho sempre visto la conduzione di gruppi numerosi durante gli anni della formazione, sia nelle esperienze pratiche guidate e sia nelle restanti attività proposte da altri psicodrammatisti.
Con gruppi del genere, il ritmo delle consegne e delle attività ha una certa cadenza. Per esempio, un classico aggiornamento occupa una parte spesso sostanziosa dato il numero dei partecipanti.
Per fortuna o purtroppo, mi sono trovato a confrontarmi con situazioni dove, per vari motivi, ho condotto una sessione con una persona sola. La mia esperienza potrebbe apparire una conduzione di sessione bipersonale, ma, come andremo a vedere meglio in seguito, non lo è stato. Infatti mi riferisco a situazioni in cui sia presente un gruppo continuativo ma, per qualche vicissitudine, si presenti un solo partecipante.

Ivan TOGNI
Lo psicodramma e la semirealtà
Considerazioni sull’utilizzo della semirealtà nello psicodramma classico

Anno: 2009

Le prime righe del testo:  Al termine di questi quattro anni di studio sullo psicodramma e le sue applicazioni in ambito psicoterapeutico scelgo di non dedicarmi alla stesura di un contributo particolarmente originale in termini sperimentali piuttosto che teorici o clinici, ma di fare il punto della situazione sullo stato dei miei studi e delle ricerche da me conosciute in campo applicativo o bibliografico.
A qualcuno ciò potrà forse apparire uno sforzo solo modesto e di ambizioni ridotte, ma se penso a questa tesi come ad uno scritto non solo argomentativo, ma anche strumentale all’apprendimento (mio) arrivo a convincermi del fatto che quel che mi serve al termine di questa formazione è un momento di sin-tesi piuttosto che di tesi.
Sceglierò quindi alcune tematiche che mi hanno suggestionato particolarmente e tenterò di fare un’esposizione riassuntiva dei diversi punti di vista affrontati lungo il percorso di studi circa tali questioni…

Barbara URZIA
La palestra dell’amicizia
Esperienza di psicodramma con un gruppo di preadolescenti

Anno: 2008

Le prime righe del testo: Durante il mio percorso formativo ho avuto la possibilità di svolgere il tirocinio di specialità presso un Ospedale del Nord Italia. Ho dedicato gli ultimi due anni di questo percorso ad un ambito a me caro ma anche molto impegnativo: l’infanzia.
In accordo col Direttore Sanitario del Dipartimento di Salute Mentale ho potuto avviare presso il Dipartimento di Neuropsichiatria Infantile due gruppi di Psicodramma. Questi gruppi sono nati dall’esigenza di far sperimentare ai bambini, in carico al servizio, modalità diverse di approccio psicologico (individuale vs. gruppo) per arginare problematiche legate alla sfera sociale ed emozionale…

Marta VADALÀ
Tra sogno e realtà
Esperienza con un gruppo grande di adolescenti

Anno: 2012

Le prime righe del testo: Sto per raccontarvi una storia che ha come protagonisti ottantasei adolescenti. Questa storia è nata a Villa Capriolo, Selva di Val Gardena, tra le Dolomiti dell’Alto Adige, dove io, come loro, all’età di quindici anni incontrai per la prima volta lo psicodramma.
A Selva, sin dagli anni Settanta, i Padri Gesuiti organizzano attività e corsi per persone di varie fasce di età. Nel 1977 gli psicologi psicodrammatisti argentini Maria Grazia Dal Porto e Alberto Bermolen hanno introdotto il lavoro con i metodi attivi e lo psicodramma nei campi per gli adolescenti, chiamati Minicorsi e allora coordinati da Padre Filippo Clerici.

Andrea VANNI
Doppi allo specchio
Esperienze di psicodramma in comunità residenziali per pazienti in doppia diagnosi

Anno: 2009

Le prime righe del testo: Il presente elaborato prenderà in esame il lavoro svolto con gruppi terapeutici in contesti residenziali.
Nel corso di questi anni ho avuto modo di sperimentare l’approccio psicodrammatico all’interno di comunità di recupero, centri diurni e carceri. In luoghi diversi e a fronte di numerose e variegate storie un filo conduttore lega i destini dei partecipanti del gruppo, la tossicodipendenza: veleno per la spontaneità, per il movimento creativo, per la vita stessa. Ogni istituzione ha sviluppato una propria specializzazione inseguendo l’evolversi del mercato di stupefacenti, impegnandosi a rendere possibile il recupero del tempo svanito fumando, calando, sniffando o bucandosi, continuo rimpianto che prende forma sul palcoscenico. Il lavoro in contesti residenziali, nei quali i gruppi sono artificialmente naturali, è un lavoro complesso perché richiede una specificità di intervento che tenga conto di variabili che non si riscontrano nell’attività privata. Proprio a partire da tali specificità vorrei provare ad esporre gli aggiustamenti al metodo classico che nel corso degli anni mi sono sembrati i più fecondi per condurre i gruppi e per rendere il più significativo possibile il mio intervento…

Francesco VILETTI
Astronauti, suore, streghe, monaci, mussu(l)mane, clown e principesse: dal personaggio alla persona
Laboratorio di psicodramma e teatro presso un centro diurno per pazienti psichiatrici

Anno: 2008

Le prime righe del testo: Questo lavoro è il frutto di alcuni anni di esperienza teatrale compendiati da una formazione quadriennale in psicoterapia psicodrammatica classica.
“Astronauti, suore, streghe, monaci, clown, mussu(l)mane e principesse” è uno spettacolo teatrale con finalità integrativa scaturito dall’esigenza di coniugare il teatro e lo psicodramma classico in un percorso terapeutico ed artistico rivolto ad una utenza di persone con problemi psichiatrici medio-gravi che frequentano abitualmente un centro diurno…

Cinzia VINCIGUERRA
Il tempo come confine
Chiedere, dare e ricevere aiuto in un gruppo di psicodramma a termine

Anno: 2006

Le prime righe del testo: Questa lavoro nasce dall’esperienza di conduzione di un gruppo di psicodramma presso il Servizio ambulatoriale di un Dipartimento di Salute Mentale. Si tratta di un’esperienza estremamente ricca che mi ha permesso di mettere in pratica quanto maturato nei quattro anni di formazione presso la scuola di Specializzazione in Psicoterapia dello Studio di Psicodramma di Milano e che, data la coincidenza temporale con l’ultimo anno di frequenza, mi ha consentito di attivare contemporaneamente il ruolo di allieva psicodrammatista e quello di direttore, in una condizione di graduale e rassicurante accompagnamento verso una maggiore sicurezza professionale.
Ultimo anno di formazione. La conclusione (annunciata) del gruppo di tirocinio come condizione marcatamente presente fin dall’inizio del percorso. Ecco che il tema del tempo come confine comincia a prefigurarsi come lente di lettura dell’ esperienza…